Palermo, L'Epos Editore, 2001
Prefazione
La contea di Modica torna all'attenzione degli storici con un disegno originale e vigoroso: da sempre, e non solo per l'estensione e la durata delle sue istituzioni feudali, la contea gode di un interesse che ha persino fatto ostacolo alla lettura complessiva delle vicende e della simbolica - ricchissime entrambi - della Sicilia moderna di medio periodo. Il disegno di questo saggio consente di coglierne la specificità e l'importanza nei secoli moderni della Sicilia: la contea è il cuore di quella Sicilia di sud-est, che negli ultimi anni - fossero Noto o Terranova chiamati a dilatarne i confini - ha rivelato il ruolo strategico di lungo periodo che la sua geopolitica le affida.
E sono sopratutto la lunghezza delle coste, la natura 'aperta' degli approdi, la remota 'mediterraneità' che hanno imposto il carattere al territorio protetto della Contea, a ridosso dei confini di fiume o di monte - entro cui è cresciuta una specie particolare di pianta-uomo: se dal Cinquecento all'Ottocento le speronare della Contea hanno trasferito in porti di scambio del Mediterraneo occidentale e orientale, da Malta alla Siria, eretici di tutte le religioni, cospiratori politici, sospetti a governi e perdenti di faide municipali. A molti di loro fu peraltro concesso rifare il cammino dell'esilio, e sbarcare sulle stesse spiagge che li avevan visto partire: e le vie del traffico e del contrabbando sono state anche le vie della libertà.
Terra di confine quindi, che i francescani e in genere gli ordini portatori dello spirito di crociata, vollero sgombra di ebrei e di 'turchi', ma che il contrabbando - fosse di grano o di sale, di uomini o di idee - addestrava ad esser ponte più che frontiera. Quando della Sicilia-continente avremo per ognuna delle sue storiche parti una compiuta ricostruzione, come quella di cui ormai disponiamo per la Sicilia di sud-est e la Contea di Modica, potremo allora definire volta a volta il ruolo della costa e degli abitanti dei vari territori - se il mare vi si è eretto a barriera, ovvero se la costruzione di reti che ne prolungano l'ordito terrestre ha consolidato la partecipazione alla koiné culturale, e lo scambio remoto delle lingue franche che è la storica mediterraneità dell'isola.
Non solo la Sicilia africana, ma anche la cuspide occidentale del Trapanese hanno gestito nel tempo un peculiare rapporto con sé e con l'altro - non facile certo a segnar di carattere, eppure certamente diverso dal profilo che Militello qui ci consegna. Ridisegnare il territorio e la varia umanità della Sicilia, facendo con pietà e dottrina emergere nel palinsesto della rete e la griglia e i nodi, a tratti o sbiaditi o cancellati, è il compito che noi vecchi storici affidiamo ai 'nuovi' - cui la familiarità con altri metodi e con civiltà affini, spesso meglio esplorate, consente approcci e traguardi che a noi fu lasciato solo di intravvedere.
Solo per questa via il percorso che avviammo decenni fa per promuovere la storia della Sicilia a capitolo della difficile, contrastata modernizzazione dell'Europa può sentir più vicino il traguardo: e quella promozione allargando il confronto, la sfida che ha abbandonato da tempo l'arengo ideologico può positivamente trasferirsi sul terreno proprio della ricerca storiografica, giovando alla Sicilia e alla verità.
prof. Giuseppe Giarrizzo